LINEE DI INDIRIZZO PER LA REGOLARIZZAZIONE DEI CANTIERI DI

AUTOCOSTRUZIONE E AUTORECUPERO IN EDILIZIA
E LA GESTIONE DELLA SICUREZZA


 

          Si definiscono autocostruzione e autorecupero, quelle particolari metodologie edificative di abitazioni nelle quali i protagonisti del processo produttivo sono gli stessi committenti, che saranno soggetti attuatori (singoli cittadini), aiutati dai rispettivi nuclei familiari o da gruppi di amici (una valida pratica è quella dell'uti-lizzo della banca del tempo, per un reciproco scambio di giornate lavorative non retribuite).

 

          L’autocostruzione in Italia è stata esercitata per anni in passato, senza essere regolamentata, ed  è prati-camente cessata con la introduzione delle norme in materia di sicurezza nei cantieri edili.

          Costruirsi in tutto o in parte la propria casa, consente un risparmio economico che può raggiungere an- che il 60 % rispetto al costo derivante da un appalto per costruzione o al prezzo di acquisto.

          Vi è poi la  soddisfazione di avere realizzato un bene prezioso con le proprie mani, riducendo in modo sensibile l’inquinamento ambientale, sposando i canoni di una decrescita felice e consapevole.
          La  pratica della  autocostruzione è già  diffusa in Francia,  Irlanda, Germania e Danimarca, paesi in cui questa attività è facilitata dal punto di vista normativo,  rispetto all’Italia;  in questi paesi  si sono  realizzati interi  ecovillaggi e comunità ecosostenibili  (es. vedi villaggio di  Sieben  Linden http://www.sieben-linden.de).

 

           La via percorribile in Italia è quella della autocostruzione assistita che prevede l’affiancamento degli autocostruttori a figure professionali abilitate.

           L’autocostruzione assistita è una procedura edilizia con specifiche modalità e tecnologie costruttive, diretta e coordinata da professionisti, attraverso la quale un gruppo associato e volontario di persone o di famiglie realizza, la propria abitazione.

           Autocostruzione significa partecipazione attiva, condivisione e autogestione.

           Agire in maniera associata con altre persone, e assistiti da professionisti, permette di condividere le responsabilità, le  problematiche, le  difficoltà che  accompagnano  necessariamente  un impegno  come quello
dell’autocostruzione.

           L’autocostruzione assistita non si concilia con tecnologie costruttive complesse che richiedono una spe-cializzazione particolare, ma al contrario, in fase progettuale si deve tenere conto della autocostruzione, evi- tando criticità nei metodi di realizzazione e adottando metodologie improntate a grande semplicità.

           Questi concetti valgono anche per il recupero e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, anche se con maggiori problematiche di carattere tecnico, per interventi che superano la “manutenzione stra-ordinaria”.

 

           Per garantire il rispetto di tutte le norme che rientrano nella cantieristica edile, non si possono scindere due aspetti fondamentali del problema: la forma giuridica di chi opera e la sicurezza.

           Riferendoci a quest’ultima, occorre esaminare attentamente quanto riportato nel Testo unico sulla sa-lute e sicurezza sul lavoroD.lgs. 9 aprile 2008 n° 81, testo  coordinato  con il  D. lgs. 3 agosto 2009 n° 106
ed in particolare:

 

art. 2, comma 1, lettera a): definizione di “lavoratore”

 

….persona che indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge una attività lavorativa, …...con o senza
retribuzione. Al lavoratore così definito è equiparato: il socio lavoratore di cooperativa o di società, anche di fatto, che presta la sua attività per conto delle società o dell’ente stesso.

 

art. 2, comma 1, lettera b): definizione di “datore di lavoro” –  

 

il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto della organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva, in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.

 

art. 3, comma 1:

 

Il presente decreto si applica a tutti I settori di attività (sottoelencati).

 

art. 3, comma 12 bis:

 

nei confronti dei volontari di cui alla Legge 266/1991 (definizioni e riconoscimento delle associazioni di vo-lontariato) ……. dei soggetti che prestano la propria attività, spontaneamente a titolo gratuito o con mero rimborso di spese, in favore delle associazioni di promozione sociale di cui alla Legge 383/2000 ……. si applicano le disposizioni di cui all’art. 21 del presente decreto (disposizioni relative ai lavoratori autono-mi).

 

            Appurato che la via percorribile più semplice per autocostruirsi una casa è quella della autocostruzio-ne assistita in seno ad una associazione di promozione sociale legalmente riconosciuta, si evidenzia che gli
interessati non possono costituirsi in associazione di volontariato in quanto le attività di volontariato definite dall'art. 2 della L.R. 28/93 sono "quelle prestate, in modo persona/e, spontaneo e gratuito, esclusivamente per fini di solidarietà tramite l'organizzazione di cui il volontario fa parte".

            Nel volontariato infatti, tali prestazioni devono "rivolgersialla  generalità della  popolazione e non esclusivamente agli aderentiall' organizzazione medesima ".

            Possono  invece  costituirsi in  associazioni di promozione sociale,  le quali, rispetto alle associazioni di volontariato, svolgono le attività non solo a favore di terzi esterni ma anche esclusivamente nei confronti degli appartenenti all'associazione.

            Per operare nel campo della autocostruzione, è necessario che le associazioni di promozione sociale siano formalmente costituite con atto scritto.

 

            L’art. 4 della L.R. 16/2005 specifica i contenuti minimi dell’atto costitutivo e dello statuto.

            Le organizzazioni si costituiscono con atto scritto ove è indicata la sede legale.

            Nello statuto, allegato all'atto costitutivo, devono essere espressamente indicati:

a)         la denominazione, seguita dalla locuzione "organizzazione di volontariato" o "associazione di promo-zione sociale";

b)         l'oggetto  sociale;

c)         l'attribuzione della rappresentanza legale dell'organizzazione;

d)         l'assenza di fini di lucro, la previsione che i proventi  delle attività  non possono essere in nessun caso 

            ripartiti tra gli associati, la gratuità delle cariche associative e delle prestazioni fornite dagli ade-            renti;

e)         l'obbligo di reinvestire l'eventuale avanzo di gestione a favore di attività istituzionali statutariamente previste;

f)          le norme sull'ordinamento interno ispirato a principi di democrazia e di uguaglianza dei diritti di tutti gli aderenti, con la previsione dell'elettività delle cariche associative;

g)          i criteri per l'ammissione e
l'esclusione degli aderenti, i loro diritti ed obblighi;

h)         l'obbligo di redazione di rendiconti economico-finanziari, nonché le modalità di approvazione degli stessi da parte degli organi statutari;

i)          le modalità di scioglimento;

j)          l'obbligo di devoluzione, a fini di utilità sociale, del patrimonio residuo dopo la liquidazione in caso di
scioglimento, cessazione o estinzione.

 

            Ai fini dell'assolvimento degli obblighi di cui all'art. 90 del D.lgs. 81/08 gli autocostruttori devono essere considerati committenti dei lavori ed impresa esecutrice, come previsto dal comma 3 del citato articolo.

            Alle associazioni di promozione sociale si  applicano le disposizioni  di cui all'articolo 3 comma 12 bis del d.lgs. 81/08 come modificato dalla legge 98/2013.

            Nell'eventualità in cui nel cantiere operino, oltre agli autocostruttori, una o più imprese, anche non con-temporaneamente, il committente o il responsabile ai sensi dell'art. 90 commi 3 e 4 designa il coordinatore per
la progettazione e per l'esecuzione dei lavori i quali provvederanno a redigere un apposito piano di sicurezza e coordinamento (PSC), al fine di una corretta valutazione dei rischi da interferenza.

 

            Precisazioni e prescrizioni.

 

            I soci dell'associazione di  autocostruzione non  possono lavorare per  le imprese  esecutrici  presenti in
cantiere.

            Il progetto di autocostruzione o di autorecupero deve essere firmato da un tecnico abilitato; i soci autocostruttori non possono, tranne nei casi in cui abbiano acquisito la formazione obbligatoria prevista dal D.lgs. 81/08 e dagli specifici Accordi Stato-Regioni:

 

- installare e utilizzare attrezzature complesse per le quali occorra una specifica abilitazione (piattaforme ele- vabili, gru a torre, macchine movimento terra, pompe per il calcestruzzo ecc.) di cui all'Accordo Stato-Regioni sulla formazione, siglato il 22 febbraio 2012 e pubblicato in Gazzetta Uffi-ciale il 12 marzo 2012 n. 60.

 

- montare e smontare ponteggi.

 

            Indipendentemente da quanto sopra i soci autocostruttori non possono installare e certificare impianti di produzione, trasformazione, trasporto, distribuzione, utilizzazione dell'energia elettrica, impianti di prote-zione contro le scariche atmosferiche, gli impianti di protezione antincendio ed elet-tronici in generale ai sensi del D.M. 37/2008.

 

            Sono esclusi dalla assicurazione INAIL gli aderenti alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale; questi saranno assicurati mediante polizze stipulate con società assicurative private.

 

             La Legge quadro sul volontariato n° 266/1991 stabilisce con l’art. 4 che gli aderenti ad organizzazioni di volontariato devono essere assicurati e precisa che:

 

1)     Le organizzazioni di volontariato devono assicurare i loro aderenti, che  prestano attività di volontariato,   contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento della attività stessa, nonché alla responsabilità civile verso terzi.

 

2)     Con decreto del Ministero dell’industria, del commercio e dell’artigianato, da emanarsi entro 6 mesi dalla entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche o collettive e sono disciplinati i relativi controlli.

 

            Le principali compagnie di assicurazioni, a seguito del suddetto provvedimento legislativo, si sono dotate di specifici contratti sul volontariato, stabilendo meccanismi assicurativi semplificati, riconoscendo la possibilità di stipulare contratti di assicurazione in forma collettiva e / o in forma numerica, ovvero polizze che offrano un’unica copertura assicurativa per una pluralità di persone.

 

            In pratica è consentito con un solo contratto di garantire tutti i soggetti iscritti nel registro degli aderen-ti all’organizzazione di volontariato, costituendo quindi un unico vincolo contrattuale destinato a creare una pluralità di rapporti assicurativi in capo a soggetti determinati o determinabili in  base alle informazioni fornite

dall’ente.

            La differenza fondamentale fra le due forme contrattualistiche assicurative previste dal suindicato de- creto, si ravvisa nella circostanza che nel primo caso, la forma collettiva detta anche nominativa, il vincolo contrattuale è destinato ad una pluralità di rapporti assicurativi anche con massimali diversi in capo a soggetti ben individuati, pertanto è necessario comunicare prontamente ogni variazione inerente al volontario assicura-to; mentre, nella seconda fattispecie, la forma numerica, i soggetti destinatari del rapporto contrattuale sono determinati in base alle informazioni fornite dall’ente.

 

           Qualunque sia la forma di polizza prescelta, contratto di assicurazione in forma collettiva o contratto di assicurazione in forma numerica, l’iscrizione nell’apposito registro degli aderenti, regolamentato dal richiama-to decreto ministeriale di attuazione della legge n° 266 / 91, riconosce al soggetto destinatario lo status di vo- lontario e, come tale, lo status di titolare del rapporto assicurativo.

  

           Preme rilevare che la polizza collettiva può essere con o senza regolazione di premio a seconda   che i volontari siano elencati in polizza nominativa, determinando per ognuno i singoli capitali (polizza collettiva senza regolazione del premio), oppure venga fissato un unico e determinato costo (polizza collettiva con regolazione del premio).

 

           La suddetta polizza consente di sgravare le organizzazioni di volontariato dalle innumerevoli incom-benze che derivano dal mantenimento di singoli contratti assicurativi, garantendo coperture assicurative omogenee a tutti i soggetti assicurati, fornendo loro la massima tutela.

 

           Il decreto del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato 14 febbraio 1992 che ha spe- cificato l’obbligo e i meccanismi semplificati dell’assicurazione collettiva prevede espressamente:

 

a) l’obbligo di assicurare i volontari che operano attivamente all’interno dell’organizzazione di volontariato,

 

b) l’obbligo di comunicare alla compagnia assicurativa i nominativi e le variazioni (ingressi e cessazioni dei volontari),

 

c) l’obbligo di tenere il libro soci, meglio definito registro degli aderenti, numerato, bollato e vidimato.


            Con riguardo al suindicato punto c) del decreto ministeriale 14 febbraio 1992, preme rilevare che, sot- to il profilo civilistico, la legge non impone espressamente l’obbligo di tenuta di particolari libri, né tantomeno il rispetto di particolari formalità nella tenuta degli stessi da parte delle associazioni di volontariato, con l’uni-ca eccezione costituita dal libro dei soci, il registro degli aderenti che svolgono concretamente l’attività di vo-lontariato.

            Se ne deduce, quindi, che per adempiere agli obblighi assicurativi imposti dal decreto sia di fondamen- tale importanza compilare accuratamente il registro dei  soci volontari e tenerlo sempre aggiornato, soprattutto a fini assicurativi.

            Tale registro, prima di essere utilizzato, deve essere numerato progressivamente in ogni sua pagina e bollato, o meglio vidimato, inizialmente in ogni suo foglio da un notaio, o da un segretario comunale o altro pubblico ufficiale preposto a tali adempimenti.

            E’ necessario che l’autorità che provvede alla bollatura o vidimazione iniziale del registro dei  volonta- ri aderenti all’associazione di volontariato dichiari, nell’ultima pagina del registro, il numero delle  pagine che sono state vidimate e di cui il medesimo registro è composto.

            La norma di cui all’art. 3 del decreto 14 febbraio 1992 del Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato dispone dettagliatamente in ordine alla funzione e alla tenuta del registro dei volontari aderen-ti alle associazioni di volontariato.

            Tale  registro è di  fondamentale importanza  giacché  descrive  ed  individua in  modo inequivocabile i

soggetti che operano in qualità di volontari per il conseguimento dei fini che si propone l’associazione di volontariato.

 

 

PICCOLA GUIDA PRATICA PER LA COSTITUZIONE

DI UNA ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE


 

            COME SI COSTITUISCE UNA ASSOCIAZIONE

 

            Un'associazione esiste semplicemente grazie all'accordo, anche verbale, tra i suoi fondatori.

            La possibilità effettiva di allargare la partecipazione a terzi è garantita dalla stesura di regole condivise (lo statuto sociale) nel quale siano chiarite le finalità dell'associazione e le norme di funzionamento dell'ente.

            Perché l'associazione possa usufruire di particolari agevolazioni, ottenere l'iscrizione ad albi e registri, utilizzare lo statuto quale strumento di prova della non commercialità delle sue attività, occorre che lo stesso statuto sia predisposto con una particolare forma (atto pubblico, scrittura privata autenticata da notaio o registrata direttamente a cura del presidente o di un delegato presso l'Ufficio del Registro).


           A tale fine la costituzione di un nuovo ente privato non lucrativo avviene tramite la redazione di un atto costitutivo con il quale si verbalizza la volontà di alcuni soggetti di dare vita ad un 'associazione, esplicitando-
ne gli scopi e regolamentando le norme interne riassunte nell'allegato Statuto sociale.
           Nell'atto costitutivo occorre specificare la data e il luogo di costituzione, la denominazione dell' associa-
zione nonché i dati anagrafici dei soci fondatori firmatari dell'atto.
 

          L'assemblea costituente provvede alla nomina del primo Consiglio Direttivo e, se previsto dallo statuto, del  Presidente, attribuendogli il potere legale  rappresentante dell'Associazione  e di  provvedere  agli adempi-

menti necessari per l'avvio delle attività:

• richiesta all'Agenzia delle Entrate del codice fiscale (o della partita Iva qualora si intenda da subito svolgere un'attività com merciale in via non prevalente);

• registrazione dell'atto. Entro 20 giorni dalla data di costituzione, previa richiesta del codice fiscale, occorre prowedere alla registrazione dell' Atto nelle forme previste. Questo adempimento presenta costi diversificati in ragione della tipologia associativa costituita.

 
           LO STATUTO: LE REGOLE CHE L'ASSOCIAZIONE SI DA'

           Le norme che  regolamentano i rapporti  interni tra i socì, contenute  nello statuto  sociale,  costituiscono
parte integrante dell'atto costitutivo e pertanto, devono essere allegate allo stesso anche in sede di registrazione
    [ Il Codice civile, solo nel caso di costituzione di ente riconosciuto, esplicita alcuni requisiti statutari obbligatori (aliicoli 16 - 24). Per gli enti non riconosciuti,
    in base all'ancclo 36 del Codice civile, l'ordinamento interno e l'amministrazione sono regolati daçjli accordi tra gli associati così come risultanti dallo statuto.]

 

         Di seguito riportiamo una breve presentazione del contenuto minimo dello statuto sociale. genericamente valido per tutti gli enti. Tali indicazioni devono essere coordinate con gli specifici requisiti previsti dalle normative speciali che regola mentano le diverse tipologie associative.

 

         LO SCOPO

        

        Nello statuto occorre indicare in modo chiaro lo scopo perseguito dall'ente esplicitando l'assenza di scopo di lucro.

        Nella definizione dello scopo sociale occorre prestare particolare attenzione alla definizione dell'attività essenziale per il raggiungimento degli scopi sociali (oggetto esclusivo o principale dell'ente), poiché quanto riportato nello statuto, se redatto in forma di atto pubblico o scrittura privata reqìstrata, rappresenta un primo elemento di prova della non commercialità dell'ente dal punto di vista fiscale.

       La definizione dello scopo sociale deve essere tale da consentire di individuare l'attività svolta dall'as-sociazione senza, peraltro precludere la possibilità di estendere le proprie aree di intervento.
       È possibile specificare ulteriormente l'ambito di azione dell'ente riportando, a titolo esernpliticafivo, alcune delle attività che l'assoclaztone intende svolgere nel raggiungimento del suo scopo sociale.

 

         I SOCI


        La struttura associativa è aperta, in quanto non prevede limiti al numero di soci ammissibili; l'associazio-
ne può, comunque,  personalizzare i criteri di  selezione dei  propri soci  purché tali  elementi non comportino
discriminazioni di alcun tipo (come previsto dall'art. 3 della Costituzione).

        Lo statuto deve specificare i diritti nonché i doveri di ciascun socio, oltre al diritto di voto attivo e pas- sivo, che spetta a tutti i soci maggiorenni, nonché le procedure connesse all'ammissione e all'esclusione dei soci.

        Gli organì sociali obbligatori sono tre:

  • assemblea dei soci;
  • consiglio direttivo;
  • presidente del consiglio direttivo.

        L'assemblea dei soci, costituita da tutti i soci in regola con il pagamento della quota associativa, è l'organo sovrano dell'associazione.


         Le sue modalità di convocazione sono libere ma devono essere tali da garantire a tutti i soci la presa visi-
one di un  avviso che  dovrà contenere  il giomo e  l'ora  (sia per la prima che per la seconda  convocazione), il
luogo e l'elenco delle materie che si andranno ad affrontare.
         L'assemblea si distingue in ordinaria e straordinaria in ragione delle materie all'ordine del giorno.

         Quella ordinaria delibera in merito a:
  • l'approvazione del bilancio consuntivo ed eventuale preventivo;
  • gli indirizzi e le direttive generali della Associazione;
  • la nomina dei com ponenti il Consiglio direttivo, del Presidente e del Vicepresidente (se non previ-

         sta nel consiglio direttivo), e l'eventuale nomina del Collegio dei Revisori dei conti;

  • l'approvazione di eventuali Regolamenti che disciplinino lo svolgimento dell'attività dell'Associazione;
  • quant'altro a lei demandato per legge o per statuto.

         Quella straordinaria delibera in merito a:

  • le modifiche dell'atto costitutivo e dello Statuto: il nuovo Atto Costitutivo/Statuto deve essere rideposita-

         to nella medesima forma utilizzata per la costituzione dell'associazione;

  • lo scioglimento dell'associazione: va data comunicazione di scioglimento all'Agenzia delle Entrate e fatta

         la chiusura del Codice Fiscale o eventuale P.IVA dell'associazione;

  • la nomina dei liquidatori e la devoluzione del patrimonio residuo: il verbale assembleare contenente la delibera di scioglimento dell'associazione e la nomina del liquidatore vanno comunicati agli uffici pub-

         blici (Ufficio Agenzia delle Entrate, Registro regionale associazionismolvolontariato, etc ... ).

 

        A norma del Codice Civile (all'articolo 21), se non disposto diversamente dallo Statuto, le Assemblee or-dinarie deliberano a maggioranza semplice dei soci intervenuti e sono validamente costituite, in prima convo-cazione, con la presenza di almeno la metà dei soci, in seconda convocazione, qualsiasi sia il numero degli intervenuti.
 

        Per modificare l'atto costitutivo o lo statuto, se in essi non è altrimenti disposto, occorrono la presenza di almeno tre Quarti degli associati e il voto favorevole della maggioranza dei presenti. Per deliberare lo scioglimento dell'associazione e la devoluzione del patrimonio occorre il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati.

 

       Il Consiglio direttivo, composto dal numero di soci stabilio dallo statuto, è l'organo amministrativo dell'ente i cui poteri, vincoli e modalità operative devono essere esplicitati dallo statuto.

        Spetta al Presidente la rappresentanza dell'Associazione di fronte a terzi o in giudizio.

       È facoltà dell'Assemblea dei soci nominare un Collegio dei revisori dei conti, composto da associati e non, a cui attribuire il controllo contabile dell'associazione. Stante la funzione di controllo attribuita a tale organo sociale la carica di revisore è inconciliabile con quella di consigliere.

       Eventuali controversie tra gli aderenti e l'associazione possono essere demandate ad un collegio arbitrale.

 

        IL PATRIMONIO SOCIALE, LE ENTRATE, L'ESERCIZIO SOCIALE


      Il patrimonio sociale è costituito dal fondo comune, creato dagli associati o dai fondatori, e rappresenta un elemento costitutivo dell'ente.

      Esso è composto da:

  • il fondo di dotazione iniziale formato dai versamenti effettuati dai soci fondatori;
  • i beni mobili ed immobili che diverranno di proprietà dell'ente;
  • i contributi versati dai soci al fine di incrementare il fondo di dotazione, nonché qualsiasi contributo o

         liberalità da chiunque ricevuto per la medesima finalità;

  • gli eventuali fondi di riserva costituiti con le eccedenze di bilancio, vale a dire con gli utili/avanzi di

         gestione realizzati.

 

         Si ricorda che il fondo comune è un elemento strumentale per il raggiungimento degli scopi sociali e pertanto non è divisibile tra i soci.

         In base al Decreto 460/1997 Art. 5 e 4 quinquies, in caso di scioglimento, in capo all'ente vige l'obbligo di devolvere il patrimonio ad altra associazione che persegua le medesime finalità o di destinarlo a fini di pubblica utilità sentito l'organismo di controllo di cui all'Art. 3, comma 190 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (Agenzia per le onlus).

         Le entrate delle associazioni si differenziano in base alla tipologia di ente.

         Ogni ente può adeguare, mediante idonea previsione statutaria, l'esercizio finanziario alle proprie esigen-ze istituzionali, fermo restando la durata obbligatoria pari a 12 mensilità, anche se,  preferibilmente, si tende a farlo coincidere con l'anno solare (l gennaio - 31 dicembre).

         Qualunque sia l'esercizio di riferimento, lo statuto deve prevedere, ai sensi del Decreto Legislativo 460/ 1997 e dell'Art. 2364 e 2 del c.c., la redazione e approvazione, entro quattro mesi dalla chiusura di ogni eser-cizio, di un rendiconto economico e finanziario di gestione (bilancio consuntivo).


          LA QUALIFICA FISCALE DI ENTE NON COMMERCIALE

 

         Da un punto di vista fiscale le attività svolte da un ente non commerciale possono essere classificate in connesse alle istituzionali, commerciali e decommercializzate.

 

         Attività istituzionali.

 

        Le attività istituzionali sono attività svolte dagli enti associativi nei confronti degli associati in conformità alle finalità istituzionali, a fronte delle quote o contributi associativi non commisurati alle prestazioni effettuate.

       Le quote o contributi non sono imponibili in quanto destinate alla copertura delle spese per il loro rag-giungimento.

 

         Attività commercìali.

 

       In linea generale si presuppone la sussistenza di un'attività commerciale ogni qualvolta si realizzi un rapporto di scambio: il versamento di un corrispettivo a fronte di una cessione di beni o una prestazione di servizio.

        L'artìcolo 2195 del Codice civile considera tra le attività commerciali:

  • attività industriale diretta alla produzione di beni e servizi;
  • attività intermediaria nella circolazione dei beni;
  • altre attività ausiliarie delle precedenti.

        Le prestazioni di servizi non comprese nell'articolo 2195 del Codice civile sono considerate commerciali,
qualora siano organizzate in forma di impresa (disponibilità di un insieme di beni e persone organizzate per il raggiungimento di un fine, abitualità nello svolgimento dell'attività, pagamento di un prezzo, promozione dell'attività svolta es. insegne, materiale pubblicitario, ecc.).

        Le entrate commerciali sono soggette ai fini fiscali ad una specifica contabilità, sia per quanto attiene alle imposte indirette che a quelle dirette.

        Gli enti privati non lucrativi quali le associazioni, sia riconosciute che non, le fondazioni ed i comitati si definiscono, dal punto di vista fiscale, come enti non commerciali qualora abbiano quale oggetto principale, inteso come attività essenziale per il raggiungimento degli scopi istituzionali, lo svolgimento di un'attività non commerciale.

         L'individuazione dell'oggetto principale dell'attività avviene tramite verifica delle previsioni statutarie, qualora redatto e registrato, altrimenti in base all'attività effettivamente esercitata.

         Gli enti non commerciali possono, accanto all'attività istituzionale prevalentemente svolta, porre in essere un'attività commerciale purché sia correttamente gestita (registrazioni contabili/fiscali e versamento delle imposte) e marginale rispetto all'attività complessivamente svolta.

         Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciali per un intero periodo d'imposta.

         La prevalenza può essere identificata utilizzando diversi criteri:

  • le immobilizzazioni relative all'attività commerciale, al netto degli ammortamenti, rispetto alle restanti

         attività;

  • i ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni o prestazioni afferenti

         le attività istituzionali;

  • i redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali (contributi, sowenzioni,liberalità

         e quote associative);

  • le componenti negative inerenti all'attività commerciale rispetto alle restanti spese.

         Il supera mento di uno o più di tali parametri non comporta automaticamente la perdita della qualifica di ente non com merciale, ma induce ad un giudizio complessivo sull'attività effettivamente esercitata che tenga conto anche di ulteriori elementi, finalizzato a verificare che l'ente abbia effettivamente svolto attività commerciale in forma prevalente per !'intero periodo d'imposta.

 

         Attività decommercializzate.

 

         Alcune delle entrate realizzate dagli enti non commerciali, pur avendo natura di per sé commerciale, in quanto presuppongono un rapporto di scambio tra il socio e l'associazione, sono state decom mercializzate dal legislatore. Questo comporta che tali attività non siano soggette ad imposizione ai fini Ires e Irap e, in alcuni casi, anche rispetto all'IVA.

 

         Quote sociali.

 

         Con il versamento della quota sociale si acquisisce la qualifica di socio da cui scaturiscono una serie di diritti e doveri; il socio, a fronte del versamento effettuato, beneficia di prestazioni da parte dell'associazione. In linea di principio anche questo versamento potrebbe qualificarsi quale entrata di natura commerciale in quanto caratterizzato da una controprestazione.

        Il legislatore ha però espressamente previsto che l'attività svolta nei confronti degli associati, in conformità alle finalità istituzionali, non sia considerata attività com merciale e le somme versate a titolo di quote associative non concorrano a formare il reddito complessivo (comma 1, art. 148 Tuir).

        Dal 2009 per usufruire di tale agevolazione è stato introdotto un particolare adempimento: la presentazione all'Agenzia delle Entrate per via telematica del Modello EAS - Enti Associativi (art. 30, legge 2/2009), di cui si parla in seguito.

 

         Raccolte pubbliche di fondi.

 

        Le entrate derivanti da raccolte pubbliche di fondi aperte al pubblico, organizzate occasionalmente (convenzionalmente due all'anno, per un periodo non superiore a 15 gg. e per un importo massimo di € 50.000 Asd), in concomitanza di particolari celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione, a fronte della cessione di beni di modico valore o servizi sono decommercializzate a condizione che, entro 4 mesi dalla chiusura dell'esercizio in cui si sono svolte, venga redatto apposito e separato rendiconto e una relazione illustrativa dell'iniziativa svolta (comma 3, lett. a, art. 143 Tuir).


         Convenzioni e accreditamenti con Pubbliche Amministrazioni.


         Le attività aventi finalità sociali prestate nei confronti di Pubbliche Amministrazioni in regime di conven-zione e/o accredita mento, benché  commerciali da  un punto di vista  oggettivo,  sono considerate attività de-commercializzate, non imponibili ai fini Ires e Irap, se svolte da un ente  non commerciale purché esercitate in con-formità ai fini istituzionali dell'ente  (comma 3, lett. b, art. 143 Tuir). Tali attività rientrano comunque nel campo di applicazione dell'IVA.

         Enti associativi agevolati Alcuni enti associativi (associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose,
assistenziali e  culturali, sportive  dilettantistiche, di promozione  sociale, di formazione  extra-scolastica) sono destinatari di specifiche agevolazioni (comma 3, art. 148 Tuir).
 

         Riferimenti normativi.

  • Testo Unico delle imposte sui redditi DPR 22 dicembre 1986, n. 917 articoli 143-149
  • Decreto Legislativo 460/1997, articoli 1-9

         Enti associativi e modello EAS.


         Dal 2009, per usufruire della de-commercializzazione degli introiti derivanti da quote sociali e beni / servizi ceduti ai soci, è stato introdotto un ulteriore adempimento a carico degli enti di tipo associativo: la presentazione per via telematica all'Agenzia delle Entrate del Modello EAS.
        Tale modello si compone di una parte anagrafica e 38 dichiarazioni su aspetti fiscali, organizzativi e gestionali dell'ente.
         L'invio deve avvenire entro 60 giorni dalla data di costituzione e deve essere nuovamente presentato, entro il 31 marzo dell'anno successivo, qualora si verifichino variazioni di alcuni dei dati comunicati specificata mente previsti nelle istruzioni, ed entro 60 giorni in caso di perdita dei requisiti qualificanti l'ente agevolato (ad esempio in caso di modifica statutaria con eliminazione di alcuni dei requisiti obbligatori).
 

         Alcuni enti sono esonerati dall'adempimento, altri sono soggetti ma in forma semplificata.

         Cosa succede se non si invia la comunicazione.
         Gli enti associativi che non inviano il Modello EAS non possono più godere delle agevolazioni fiscali relative alla detassazione di quote e contributi associativi.
         Le conseguenze sono particolarmente gravi. Infatti, continuando a svolgere le attività sopra richiamate (incasso quote sociali e vendita di beni e servizi ai soci), tutta l'attività dell'ente ha natura commerciale.
         L'ente, pertanto, diventa "ente commerciale" a tutti gli effetti, attirando nella commercialità (pagamento di imposte e adempimenti contabili connessi) qualsiasi attività svolta.

 

         Associazioni di promozione sociale - APS

 

         Enti costituiti allo scopo di svolgere attiflità aventi finalità di utilità sociale a favore di associati o terzi.
         Sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati (sono associazioni di promozione sociale, a mero titolo
esemplificativo, le Acli, l'Arci, legambiente, l'Unitalsi, l'Agesci, etc.).

         Non sono considerate associazioni di promozione sociale:

         - i partiti politici, le organizzazioni sindacali,le associazioni dei datori di lavoro,le associazioni professio-nali e di categoria e tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela  esclusiva di  interessi economici de-gli associati (non sono APS la Cisl, la Cgil, Confindustria, l'Associazione Artigiani, etc.);

         - i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all'ammissione degli associati o preve-dono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota  associativa o che, infine, collegano, in  qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale (non sono APS i Rotary Club).


NB:
L'iscrizione nel registro nazionale e regionale previsto dalla legge 383/2000 è condizione necessaria per stipu-
lare convenzioni e usufruire dei benefici previsti dalla legge.
 

          Particolari regimi contabili e fiscali.

 

          Le associazioni di promozione sociale godono delle agevolazioni previste per alcuni enti di tipo associa-
tivo (come specificato nei successivi paragrafi), se ne ricorrono i presupposti; della qualifica di Onlus qualora
tra le attività previste in statuto siano incluse quelle previste dal decreto 460/97 ed a seguito di richista di iscri-
zione all'anagrafe unica delle onlus presso la DRE.

          Qualora svolgano un'attività commerciale non prevalente possono applicare le disposizioni previste dalla Legge 398/1991: "Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all'articolo 3, comma 6., lettera e), della legge 25 agosto 1991, n. 287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell'interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate flerso pagamento di corrispettifli specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui fliene sflolta l'attiflità istituzionale, da bar ed esercizi similari e l'organizzazione di fliaggi e soggiorni turistici, semprechè le predette attiflità siano strettamente complementari a quelle sflolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel comma 3. "(art.148 c.5).

          Le associazioni di promozione sociale si  avvalgono prevalentemente delle attività  prestate in forma vo-
lontaria, libera e gratuita dai propri associati per il perseguimento dei fini  istituzionali  ma possono, in caso di
particolare necessità, assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo, anche ricor-
rendo a propri associati.