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Le nostre case sono in parte corresponsabili del consumo di territorio

IL CONSUMO DI SUOLO IN ITALIA 

         L'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) pubblica ogni anno un rapporto detta-gliato ed analitico sul consumo di territorio con analisi suddivisa per regioni.

         I dati di seguito riportati sono quelli del rapporto di maggio 2015.

         Prima di analizzare i risultati del rapporto, occorre ricordare che il suolo è una risorsa di fatto non rinno-vabile; è fondamentale ed indispensabile non solo per la produzione alimentare e per le attività umane, ma anche come riserva di biodiversità, supporto per la chiusura dei cicli degli elementi nutritivi e per l'equilibrio della biosfera.

         Il deterioramento del suolo ha ripercussioni dirette sulla qualità delle acque e dell'aria, sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici; può anche incidere sulla salute dei cittadini e mettere in pericolo la sicurezza dei prodotti destinati all'alimentazione umana e animale. 

         La risorsa suolo deve perciò essere protetta e utilizzata in modo corretto; troppo spesso il suolo viene percepito come supporto per la produzione agricola e come base fisica sulla quale sviluppare le attività umane.

         La funzionalità del suolo viene pregiudicata in egual misura da scorrette pratiche agricole, zootecniche e forestali, da errate dinamiche insediative e da variazioni d'uso ingiustificate.

        

         MINACCE CHE IL SUOLO SUBISCE

  • erosione ad opera di agenti atmosferici;
  • diminuzione di materia organica;
  • contaminazione locale o diffusa;
  • impermeabilizzazione (sealing) con materiali anche artificiali e non permeabili;
  • compattazione da eccessive pressioni meccaniche (macchinari pesanti o sovrapascolamento);
  • perdita della biodiversità;
  • salinizzazione (accumulo di sali solubili a seguito di azioni dell'uomo);
  • frane e alluvioni;
  • desertificazione (ultima fase del degrado). 

         COPERTURA, USO E CONSUMO DI SUOLO

 

         Il consumo di suolo deve essere inteso come un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale.

         Il fenomeno si riferisce quindi ad un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative.

         Un processo dovuto prevalentemente alla costruzione di nuovi edifici, capannoni, ecc. all'espansione delle città ed alla infrastrutturazione del territorio.

         L'impermeabilizzazione del suolo costituisce la forma più evidente di copertura artificiale.

         Le altre forme di copertura artificiale del suolo vanno dalla perdita totale della "risorsa suolo" attraverso l'asportazione per escavazione (attività estrattive a cielo aperto), alla perdita parziale, più o meno rimediabile, della funzionalità della risorsa a causa di fenomeni quali la contaminazione e la compattazione (presenza di impianti industriali, infrastrutture, manufatti, depositi permanenti di materiale, passaggio di mezzi di trasporto).

          La rappresentazione più tipica del consumo di suolo e quindi data dal crescente insieme di aree coperte da edifici, capannoni, strade asfaltate o sterrate, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili, piazzali e altre aree pavimentate o in terra battuta, serre e altre coperture permanenti, aeroporti, porti, aree sportive e campi imper-meabili, ferrovie e altre infrastrutture, campi di fotovoltaico a terra, ecc.

 

 

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STRUMENTI  URBANISTICI  E  CONSUMO  DEL  SUOLO 

          Pensare che gli attuali strumenti urbanistici (leggi Piani Regolatori Generali Comunali) possano limitare il fenomeno di consumo sconsiderato di suolo è pura illusione.

         I PRG sono il frutto di molti compromessi tra situazioni esistenti (aree compromesse), previsioni future (di espansione e sviluppo), esigenze politiche ed in ultimo (anche in ordine di importanza) la conservazione e tutela del territorio.

         Di norma i PRG prevedono in sede di revisione o variante generale, ampliamenti di zone ed espansioni, molto spesso mascherate da "interventi volti a favorire il turismo", "interventi volti ad incrementare la ricet-tività", "interventi volti al recupero di aree dismesse o compromesse", "interventi volti .....", ecc. 

          Questo lessico "vuoto e insignificante" che costituisce il "burocratese inutile" deve cessare di trarre in inganno l'opinione pubblica. 

           I risultati di questo comportamento scellerato nei confronti del territorio (che purtroppo si evidenzia a livello mondiale e non solo regionale), non porteranno alcun beneficio reale e duraturo.  

 

          Non è costruendo: rotonde inutili (rotatorie per il codice della strada), strade interpoderali che hanno snaturato siti alpini di grande pregio (costruite con fondi pubblici, ma accessibili a pochi eletti), ecc. che si potrà salvaguardare il consumo di suolo.    

         Non è sostenibile una crescita "ad ogni costo"  ritenuta indispensabile per la sopravvivenza, da politici incompetenti, il cui unico interesse è la conservazione non del territorio ma del potere politico.

         

          Urbanistica in Valle d'Aosta e consumo del suolo.

 

          I piani regolatori comunali solo raramente prevedono il recupero di aree compromesse e altrettanto raramente prevedono la demolizione di fabbricati al solo scopo di un recupero di suolo.

          Nulla hanno a che vedere con le problematiche del suolo, le programmate demolizioni delle "super-fetazioni" di cui tanto si occupano i PRG (sono una goccia di acqua nel mare rispetto ai veri problemi).

          Normalmente le normative urbanistiche prevedono la demolizione di volumi esistenti solo per sostituzioni edilizie che migliorano le prestazioni energetiche con incremento volumetrico premio.

 

           Non esite nessuna norma che vincoli il rilascio del permesso di costruire per nuova edificazione, alla preventiva demolizione di una uguale consistenza (volumetrica o planimetrica) nell'ambito comunale o intercomunale, con la sola eccezione del "piano casa" che prevede la demolizione e ricostruzione con premio volumetrico (20 - 35 % a seconda delle prestazioni energetiche).

 

          Sono numerosissimi i siti di ampliamento delle aree commerciali / artigianali, previsti dai Piani Regolatori Comunali (sempre finalizzati allo sviluppo economico), ma non vi è traccia di norme volte alla demolizione dei reliquati ex commerciali / artigianali / industriali, per il recupero del suolo occupato.  

          Sorge il dubbio che le Amministrazioni Locali, attirate esclusivamente dall'incasso degli oneri concessori dovuti per il rilascio del permesso di costruire, perdano di vista la gestione alungo termine del patrimonio "suolo"; fare cassa nell'immediato ...... per superare la crisi ??

 

          Sotto il profilo di consumo di suolo, la Valle d'Aosta risulta tra le regioni d'Italia più virtuose; la statistica però non tiene conto della morfologia del territorio.

 

          La tabella seguente riassume le caratteristiche altimetriche della Regione Valle d'Aosta

 

               Quota   [m s.l.m.]                   Superficie assoluta  [km²]                 Superficie relativa   [%]

                       343-500                                         6,6                                                    0,2

                      500-1000                                    236,4                                                    7,2

                     1000-1500                                   372,7                                                  11,4

                     1500-2000                                   669,9                                                  20,5

                     2000-2500                                   994,6                                                  30,5

                     2500-3000                                   768,3                                                  23,6

                     3000-3500                                   176,6                                                    5,4

                     3500-4810                                     35,5                                                    1,2

 

            Si evidenzia che solo il 7,4 del territorio è situato al di sotto dei 1000 m s.l.m. e questa porzione corrisponde a soli 243 km².

           In questa piccola superficie che razionalizzata corrisponde ad un quadrato con lato di km 15,58 si sommano e si concentrano i maggiori insediamenti residenziali (i comuni più grossi per numero di residenti), gli insediamenti industriali, le vie di comunicazione principali (strade, autostrade, ferrovie, aeroporto, autoporto), gli insediamenti commerciali, ecc.

            Nella tabella sotto riportata sono stati presi in considerazione solo i comuni di fondo valle (quelli posti lungo l'asse principale della valle su cui insistono le pricncipali vie di comunicazione e i principali insediamenti legati all'edilizia industriale, artigianale, nonchè i principali centri urbani, ecc.). 

            La superficie dei comuni considerati in tabella risulta maggiore di quella sopra indicata (km² 243) e ciò perchè molti comuni hanno un territorio che si estende sia sotto che sopra i 1000 m s.l.m.

            Per questo motivo, ai fini della valutazione di suolo consumato, verranno considerate solo le superfici realmente poste al di sotto dei 1000 m s.l.m. 

 

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          Il rapporto tra la totalità dei comuni valdostani e quelli considerati in questa analisi è di 31/74= 41,89 %, mentre la popolazione compresa in tale fascia (< 1000 m s.l.m.) risulta essere di circa 99455 unità, pari a 99455 / 128298 = 77,52 % (la popolazione complessiva della regione risulta pari a 128298 unità al 01/01/2015 - ISTAT).

 

          Nel rapporto annuale ISPRA 2013 sono consultabili i seguenti dati:

 

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            I dati della Tab. 5 ISTAT espressi in formato cartesiano evidenziano che negli ultimi 60 anni si ravvisano 3 momenti diversi di crescita della occupazione e consumo di suolo.

            Dagli anni 1950 agli anni 1980 la crescita è stata significativa, per gli l'effetti combinati del "dopo-guerra e boom economico".

             Dagli anni 1980 agli anni 2006 la crescita di consumo del territorio ha subito una lieve diminuzione rispetto al periodo precedente.

             Dal 2008 al 2013 l'incremento del consumo di territorio è più che raddoppiato rispetto ai due precedenti periodi considerati.

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          La tabella seguente raccoglie i dati del rapporto annuale ISPRA 2013 relativi alla Valle d'Aosta.

          Risulta evidente che l'ultimo quinquennio considerato presenta valori in forte aumento, nonostante la congiuntura sfavorevole dovuta alla crisi che ha coinvolto i paesi "sviluppati".

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           Occorre inoltre evidenziare che il territorio sino ad ora consumato pari a km² 96,26 è compreso nella porzione di territorio posta al di sotto dei 1000 m s.l.m. che equivale a 243 km².

           Ciò vuole dire che il 39,6 % del territorio disponibile è già stato consumato.

           Se il ritmo di consumo del territorio si mantenesse costante ed in linea con gli attuali valori, tra solo 15 anni si giungerebbe al dimezzamento della superficie originariamente disponibile, con la perdita irreparabile del 50 % di territorio e con conseguenze catastrofiche sotto il profilo idrogeologico, oltre a tutte le altre gravi conseguenze di cui si è parlato in precedenza.

PIANI  REGOLATORI  A  VOLUMETRIA  ZERO

           Potrebbe sembrare una provocazione, ma potrebbe essere una soluzione per porre rimedio al consumo sconsiderato di suolo.          

           Attualmente i piani regolatori comunali (PRGC) non considerano più il rapporto volumetrico mc/mq che per molti anni ha caratterizzato il potere edificatorio di una determinata zona edificabile, per introdurre il rapporto di copertura mq/mq specifico per ogni singola zona.

          Questa innovazione non ha modificato sostanzialmente i parametri urbanistici in quanto se prima si parlava di volume per un determinato fabbricato, ora si parla di superficie utile, che rapportata alle altezze interne di piano stabilite dalle norme , costituiscono di fatto un volume.

           Azzerare quindi la volumetria di un comparto urbanistico, equivale a non autorizzare più alcuna nuova costruzione, se non a patto di una demolizione edilizia  di corrispondente volumetria o di una corrispondente superficie pavimentata (impermeabile). 

           Questo sistema potrebbe consentire il recupero di tutte quelle aree inutilizzate (costruite e pavimentate)che incidono pesantemente sul consumo di territorio.

           Sono numerosissimi ad esempio i siti ex industriali (capannoni, piazzali, aree di deposito all'aperto, ecc.) abbandonati ed in disuso, soprattutto nelle periferie dei centri urbani.

           Questo fenomeno è comune a tutte le regioni d'Italia (così come al resto dei paesi industrializzati); anche la Valle d'Aosta non sfugge a questo problema.

           Purtroppo le volontà politiche, sono volte al riutilizzo di queste strutture abbandonate e non al ripristino dei terreni occupati.

           Molti politici e amministratori pubblici si ingegnano ad inventare sempre nuovi "uffici", spesso inutili, per il riutilizzo di queste strutture, infischiandosene del consumo di territorio e delle problematiche ad esso connesse.

LA COMUNITA' EUROPEA E IL CONSIMO DI TERRITORIO

          Dalla UE un manuale per combattere l’impermeabilizzazione del suolo.

 

          Nell’Unione Europea una delle prime cause di degrado del suolo è l’impermeabilizzazione, che si verifica quando la terra è coperta da un materiale come il cemento o l’asfalto.

          Essa comporta un rischio accresciuto di  inondazioni e  di scarsità idrica,  contribuisce al  riscaldamento
globale, minaccia la biodiversità e suscita particolare preoccupazione allorché vengono ad essere ricoperti terreni agricoli fertili.

          L’Europa è uno tra i continenti più urbanizzati al mondo.

          Le città non sono soltanto motori economici, bensí svolgono un ruolo senza uguali nel fornire gli elementi costitutivi della qualità della vita da ogni punto di vista: ambientale, culturale e sociale.

          La crescita urbana e la diffusione di insediamenti caratterizzati da una bassa densità demografica costituiscono una delle principali minacce per lo sviluppo territoriale sostenibile.

          Inoltre, in alcune regioni, gli incentivi al riutilizzo di siti dismessi sono insufficienti e di conseguenza la pressione esercitata sui siti incontaminati è crescente.

          A peggiorare la situazione si aggiunge la generalizzata mancanza di apprezzamento nei confronti del valore del suolo (e del paesaggio), che non viene riconosciuto come risorsa limitata e non rinnovabile.

          Fra il 1990 e il 2000, la quota rilevata d’incremento di terreno occupato nell’UE era di circa 1.000 km² l’anno, con un aumento delle aree d’insediamento pari quasi al 6%. Dal 2000 al 2006, l’incremento della quota di terreno occupato è scesa a 920 km² l’anno, mentre le aree d’insediamento sono aumentate d’un ulteriore 3%.

          Ciò equivale ad un aumento quasi del 9% fra il 1990 e il 2006 (da 176 200 a 191 200 km²).

          Ipotizzando per tale crescita una tendenza lineare costante, in un periodo storicamente molto breve di appena 100 anni, verrebbe convertita un’area paragonabile al territorio dell’Ungheria (equivalente ai due terzi dell’intera superficie italiana).


           La DG Ambiente della Commissione Europea, basandosi su uno studio commissionato nel 2011, ha preparato un manuale per combattere l’impermeabilizzazione: 


          “Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo”.

 

          Il documento indica le buone pratiche atte a limitare, mitigare e compensare il problema ed illustra molti esempi di buona prassi a livello politico, legislativo, di programmi di finanziamento, di strumenti di pianificazione locale o di campagne di informazione, attuati all’interno della Unione.             

          Dovrebbe servire da fonte d’ispirazione per le autorità competenti, per i professionisti della piani-ficazione e per tutti i cittadini interessati in Europa.

 

 

               MANUALE EUROPEO 

buone tecniche contro l'impermeabilizzazione del suolo

   VEDI IL MANUALE

LA NON IMPERMEABILIZZAZIONE DEL SUOLO

           Partendo dal presupposto che il terreno non deve essere impermeabilizzato, come è possibile conciliare alcune esigenze edilizie necessarie per il nostro vivere senza danneggiare il suolo stesso? 

a)  Le uniche superfici che devono essere impermeabili sono le coperture dei fabbricati.

b)  Riduciamo al  minimo indispensabile l'aumento  di copertura del  suolo dovuto  a nuove  costruzioni, com-     pensando le nuove occupazioni di suolo con demolizioni di strutture inutili o recuperando aree compro-     messe (queste compensazioni devono essere previste dai PRGC). 

c)  Occorre sensibilizzare politici e amministratori su questo fondamentale  problema da cui dipende la nostra       sopravvivenza.

d)  Se si rende indispensabile realizzare delle pavimentazioni esterne (cortili, piazzali, parcheggi, strade, piaz-     ze, ecc.) queste devono essere costituite da materiali drenanti (non impermeabili), saranno quindi bandite 

     tutte le  pavimentazioni in conglomerato cementizio e in asfalto (ad eccezione di quello drenante), mentre 

     saranno privilegiate quelle in blocchetti  di piccole dimensioni con  interstizi (fughe) in sabbia, quelle pre-     disposte per l'inerbimento, ecc.   

e)  Tutte le acque meteoriche raccolte dalle coperture o da strutture impermeabili, devono per quanto possibi-     le essere restituite al terreno nell'ambito del sisto stesso e non devono perciò  essere canalizzate e  restitui-     te in altri luoghi, come invece previsto dall'avvento delle reti di smaltimento delle acque bianche. 

     Questa pratica molto diffusa e voluta dalla UE (reti smaltimento acque bianche) è causa di  dissesti e squi-     libri ambientali, poichè in caso di precipitazioni abbondandi si hanno conferimenti improvvisi e concentra-

     ti di acqua, in siti diversi da quelli di prelievo. 

     I motivi per cui si è giunti alla separazione delle reti  bianche e nere  di smaltimento delle acque reflue        

     (norme UE) sono imputabili esclusivamente  ed esigenze di funzionamento dei  depuratori dei reflui 

     fognari, che non possono accogliere grandi quantità di acqua nel loro ciclo di funzionamento.